La coltivazione del riso nel piccolo ed antico paese di Grantorto Vicentino, divenuto nel tempo Grantortino, coincide con la storia dell’uso di questo cereale nella Repubblica di Venezia. Venezia ricavò le sue enormi ricchezze commerciando con l’Oriente, e venne molto presto a conoscenza del riso, che importò assieme alle spezie. A quei tempi il riso non era ancora considerato un alimento, ma un medicinale e come tale venduto nelle “spezierie” (farmacie).

Quando la scoperta dell’America mise in ombra l’interesse europeo per le spezie orientali, i traffici commerciali di Venezia si arrestarono e quindi, con la diminuzione delle importazioni dall’Oriente, divenne difficile comprare il riso. Dato che il suo consumo si stava diffondendo anche come alimento, i Patrizi Veneziani, non più commercianti ma proprietari terrieri, ne vollero iniziare la produzione.

In un primo momento la Serenissima fu contraria a concedere i diritti di irrigazione necessari alla coltura, perché avrebbe perso definitivamente gli introiti derivanti dai dazi doganali e, per di più, sarebbe stato necessario scavare nuovi canali e deviare corsi d’acqua con interventi molto costosi. Quando i patrizi veneti presentarono le “suppliche” per l’ottenimento dei diritti di irrigazione, questi furono quindi concessi con grande parsimonia dai magistrati delle acque (detti “Provveditori sopra li beni inculti”).

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